Crisi settore lapideo, Fillea Cgil Foggia: investire su trasformazione prodotto

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I dati sull’occupazione del settore lapideo nella trasformazione del prodotto sono drammatici in provincia di Foggia. Le piccole aziende dell’indotto hanno perso nell’ultimo anno tra il 30 e il 50 per cento della forza lavoro. Sono noti gli effetti della crisi dell’edilizia nel il mercato interno sull’impiego del materiale ornamentale lavorato in Italia.

Ormai le aziende dopo aver esaurito gli ammortizzatori sociali hanno come unica soluzione la riduzione del personale. Incapacità di riorganizzarsi per investire in ricerca su nuovi materiali e sulla formazione, condizioni imprescindibili per non restare piegati al mercato interno, non ha costruito un modello, tranne alcuni casi, a mercati internazionali .

La ricerca di soluzioni di esternalizzare alcuni processi della produzione affidando spesso il lavoro ad improvvisate attività,   sviluppa il mancato rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori e forme di lavoro nero, sotto pagato e senza nessuna sicurezza nei posti di lavoro.

Eppure l’utilizzo della pietra da sempre è ricercata nelle fasce di mercato medio-alto,   dove trova clienti specialmente all’estero che apprezzano e valorizzano attraverso il design e l’estetica il materiale lapideo.

Oggi questo è possibile sempre di più. L’innovazione negli strumenti tecnologici amplifica la qualità e la quantità di applicazione.

C’è da rilevare che nell’ultimo rapporto ISTAT, in termini di export, nessuna Provincia della Puglia si sia piazzata tra le prime 15 a livello nazionale per prodotto tagliato, modellato e finito. Infatti sono scarse notizie o addirittura nulla sul tema di investimenti per innovare la trasformazione e la lavorazione, semmai ci si accontenta di un bravo scalpellino spesso anziano per soddisfare un cliente o un mercato già esistente. Non vogliamo essere gli 007 di turno ma nei bilanci delle aziende negli ultimi 20 anni quanto si è investito per ricerca, marketing e innovazione per la trasformazione?

I dati a livello nazionale nell’export per blocchi e lastre di marmo continua a crescere nell’ordine in quantità del 2,3 % e in valori del 5,5 %. In questo panorama si rileva da fonti Istat un maggiore export anche di materiale lavorato verso l’Unione Europea in quantità del 6,7%. Ma facciamo rilevare che siamo anche un Pese che importa nell’ordine del 7% di grezzo specialmente da Croazia e Turchia, per il lavorato interno ed estero.

Va smentito che il mercato estero può essere solo quello del grezzo o del semi-lavorato. Dobbiamo tendere a chiudere l’intero ciclo produttivo per proporre il prodotto finito. È qui che troveremo il valore aggiunto.

E’ ora di fissare un obiettivo in termini di percentuale di rapporto estratto / trasformato.

In Toscana oggi esiste una legge che fissa questo obiettivo al 50%.

Alla Regione Puglia chiediamo di tendere allo stesso modo attraverso una legge Regionale, con la consapevolezza di tutti i soggetti protagonisti del settore di non cercare l’opportunità del business immediato, ma di valorizzare la materia prima presente nel nostro territorio.

Possiamo invertire le Politiche del settore seguendo la direzione di stimolare tutta la filiera partendo dal Programmare l’attività estrattiva minimizzando gli scarti e destinando una percentuale alla trasformazione in loco tendendo al 50% e passando per il Marchio certificato di tutta la filiera .

Raggiungere questi obiettivi significa avere un impatto che il settore sviluppa in termini di Reti infrastrutturali, in valorizzazione del materiale di risulta e smaltimento residui di lavorazione .

Il risultato è cogliere l’opportunità di inserire il settore quale polo tecnologico, infatti siamo il Paese di riferimento nella costruzione di macchine per la lavorazione della pietra naturale ed integrarlo nel settore della filiera delle costruzioni seguendo l’indirizzo delle politiche sostenibili della bioedilizia e con una pianificazione dell’uso del prodotto nei lavori pubblici regionali.

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