Dal jazz alla poesia con il Fabrizio Bosso Quartet, dal calcio alla vita con il trio Servillo, Girotto, Mangalavite

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bosso2Grande emozione e soddisfazione del pubblico nel week-end all’insegna dell’arte a tutto tondo a Palazzo D’Auria Secondo di Lucera.

Ad aprire le danze, venerdì 23 maggio, è stato il Fabrizio Bosso Quartet con Fabrizio Bosso alla tromba accompagnato da Julian Oliver Mazzariello al pianoforte, Luca Alemanno al contrabbasso e Nicola Angelucci alla batteria.

Una giovanissima formazione, nata a febbraio, che ha proposto un repertorio composto quasi per intero da brani originali del trombettista, con qualche incursione negli standards, jazz e non jazz, a seconda dell’ispirazione del momento, come dimostrato durante il brano finale “Estate (odio l’estate)”.

“Ci piace improvvisare e lo facciamo soprattutto con l’ultimo brano, ha spiegato Bosso sorridendo, a volte capita che ci capiamo al volo, altre invece no, e stasera uno di noi non ha intuito la chiusura”.

Sebbene sia stata la quarta volta di Fabrizio Bosso a Lucera, il pubblico si è dimostrato curioso e attento, catturato dalla poesia scaturita dal mix di pianoforte e tromba, rafforzata dall’abile batteria.

Non solo musica ma anche teatro e letteratura a Palazzo D’Auria Secondo dove lo spettacolo ha avuto seguito, sabato 24 maggio, con il trio italo-argentino formato da Peppe Servillo (voce), Javier Girotto (baritono, soprano, flauti) e Natalio Mangalavite (tastiera, pianoforte, voce) che ha dato vita ad uno spettacolo ispirato alla raccolta “Fútbol – Storie di calcio” di Osvaldo Soriano.

L’inconfondibile voce di Peppe Servillo ha raccontato storie di vita e di pallone, vittorie e sconfitte, eroi e campioni, miscelando italiano, spagnolo e qualche volta dialetto napoletano.

Come, ad esempio, “Maradona era meglio e’ Pelé” brano ispirato a una canzone popolare che andava molto di moda allo stadio, per questo cantata in napoletano o “No te mueras nunca”, che racconta in spagnolo la carriera di Maradona accompagnata da una frase che si usa in Argentina come augurio, “No te mueras nunca” ossia “non morire mai, vivi in eterno”.

Dai suggerimenti “Per fare un gol” (per fare un gol in barba agli arbitri / ci vuole il senso delle regole. / Per fare un gol che sia drammatico / ci vuole un gesto molto atletico. / Per fare un gol ogni domenica/ ci vuole l’asso nella manica) alla dedica ad un grande allenatore con “Lo sfogo del mister” (el pesimismo defende la vida / così diceva il mister … el pesimismo è un’eleganza / non di poca importanza/ e voi non avete capito con la palla come si danza), fino al ricordo della partita Brasile-Uruguay del 16 luglio 1950 con “Final do mundo” (Final do mundo / stadio di Rio / Maracanà / Pelé non c’era ancora / era il ’50 / chi vincerà).

Peppe Servillo, Javier Girotto e Natalio Mangalavite hanno infine regalato al pubblico “Felicità”, brano di Lucio Dalla reinterpretato in chiave jazz, contenuto nell’album “Dalla in jazz” che raccoglie l’omaggio di numerosi artisti italiani al grande cantautore.

Durante la serata del 24 maggio è stato inoltre possibile ammirare la mostra fotografica di Nicola Loviento dal titolo “SmokeZone” incentrata sulla sensualità e il fascino che il fumo richiama alla nostra mente collegandolo alle sofisticate dive di Hollywood.

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