Il welfare pugliese sotto la lente. Chiara Saraceno: “Investire in politiche riparative abilitanti”

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welfarepuglia“Le povertà non sono mai state seriamente nell’agenda politica italiana”. Lo ha detto Chiara Saraceno, Honorary fellow al Collegio Carlo Alberto di Moncalieri di Torino, intervenuta stamani alla terza Conferenza regionale delle politiche sociali in corso di svolgimento a Bari fino a domani presso la Fiera del Levante. “Non lo erano in passato, quando vi era una maggiore concentrazione di risorse e a maggior ragione non lo sono ora con la scarsità delle risorse” ha continuato Saraceno. La crisi, infatti, enfatizza la povertà in tutto il Paese e la Puglia – per la studiosa italiana – “riflette molto quello che è successo in Italia: è una povertà prevalentemente familiare, incidente più sui minori, più concentrata sulle fasce di età giovanili, con forte incidenza di lavoratori poveri in relazione ai propri nuclei familiari”. La frammentazione delle politiche per la prevenzione e il contrasto delle povertà riflette le direttrici di sviluppo non uniformi delle politiche di welfare nel nostro Paese. Che cosa possiamo dunque fare, si interroga Chiara Saraceno, per ridare un assetto unitario e intervenire in maniera efficace sui bisogni? “Sono necessarie politiche di promozione, come sostenere il costo de figli, introdurre un’imposta negativa che restituisca un minimo beneficio anche agli incapienti, e poi ancora investire nel sostegno all’occupabilità dei soggetti svantaggiati. Garanzia Giovani, detrazione degli 80 euro, assegno familiare, sono misure molto lontane da quello che servirebbe, perché non riescono neppure a raggiungere i target più importanti. Occorrerebbe investire in politiche riparative abilitanti, come dovrebbe essere un SIA correttamente impostato come reddito minimo, pensato come universale cioè rivolto a tutti i poveri, senza categorizzare, come diritto di cittadinanza, esattamente come accade nei Paesi Europei più avanzati”. Per Chiara Saraceno il SIA (sostegno all’inclusione attiva) per come è strutturato nell’attuale di sperimentazione non è una misura universalistica, anzi non coglie se non una minima parte della platea di riferimento. Inoltre la misura di accompagnamento (Social CARD, patto individuale) serve più per controllare che per promuovere, come se i poveri avessero una fibra morale più bassa.

Essere poveri – ha concluso Chiara Saraceno – è molto faticoso. E quindi si ha diritto ad essere accompagnati, e non ad essere controllati. Date i soldi ma date anche i servizi”.

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